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FRANCO

Un Blog dedicato ad un solo argomento: il mare

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SUL PANDORA

 
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ANTICHI MESTIERI
June 24

Filicudi, recuperate in mare cinque anfore romane

Cinque anfore romane del I secolo d.C., forse appartenenti a un relitto naufragato a breve distanza dal punto del rinvenimento, sono state recuperate dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale della Sicilia, unitamente a quelli del Comando Provinciale e del Nucleo Subacquei di Messina. Il ritrovamento è avvenuto grazie a segnalazioni di un'attività di scavo clandestino nello specchio di mare antistante l'isola di Filicudi, località Capo Graziano.

Le anfore erano state spostate dal loro sito d'origine, ovvero erano state prelevate dal relitto giacente ad una quota più profonda e portate in un punto meno profondo, occultate in un anfratto naturale ed, evidentemente, pronte per essere trafugate e immesse sul mercato clandestino dei reperti archeologici di provenienza marina.
Tutti i reperti sono poi stati consegnati alla Soprintendenza del Mare per lo studio e la futura musealizzazione.

Il recupero si colloca nell'ambito di una più vasta azione di tutela e monitoraggio svolta dall'Arma in difesa dell'immenso patrimonio culturale sommerso che, recentemente, ha portato al ritrovamento di altri importanti reperti archeologici dai fondali di Gela.
Fonte: repubblica.it
 
 
January 26

BALENE E DELFINI SI STUDIANO A LAMPEDUSA DAL 20 MARZO

 

 

 

 

 

Il passaggio della Balenottera comune (Balaenoptera physalus) nel periodo tra marzo e aprile, la popolazione stanziale di tursiope (Tursiops truncatus) e la presenza di gruppi di delfino comune (Delphinus delphis). Le acque di Lampedusa sono il luogo ideale per chi vuole studiare queste specie nel loro ambiente naturale. Per il quarto anno consecutivo la Necton Marine Research Society porta avanti uno studio sui mammiferi marini che frequentano le acque dell'arcipelago delle Isole Pelagie e offre la possibilita' di partecipare alla sua attivita' di ricerca. Il progetto che si svolgera' dal 20 marzo al 10 aprile 2009 avra' come base l'isola di Lampedusa, mentre l'area in mare interessata dalla ricerca sara' quella a partire da 2 miglia dalla costa per evitare possibili disturbi ai delicati equilibri costieri preservati dall'area marina protetta. All'interno del progetto saranno organizzati tre corsi, di durata settimanale, aperti a tutti e con la possibilita' di scegliere due diversi livelli, basic e advanced, attraverso lezioni teoriche ed uscite in mare a bordo di un gommone di 7,50 metri fuori tutto. I corsi della Necton Marine Research Society sono riconosciuti dalle universita' e partecipandovi si avra' la possibilita' di ricevere crediti formativi.

Fonte: ansa

 
 
 
 
 
January 02

Capitani coraggiosi: intervista ad Alex Bellini

 Alex Bellini, cosa spinge un uomo a pensare di attra­versare l’Oceano Pacifico a remi. Credere di riuscire a salpare dal Perù per rag­giungere l’Australia in quel modo pare più l’inizio di una barzelletta surreale che una vera sfida... «In effetti sembrerebbe così ma io nella vita, per esempio, mi sono fatto nel 2005 l’Atlantico a remi per cui...».

Per effettuare un’impresa del genere, quasi 300 giorni in mare da solo per coprire circa 17 mila chilometri non basta la spinta dei muscoli. «Assolutamente no. Occorre averne una di partenza che vi­ve dentro di te, nel tuo animo. Io sono un montagnino atipi­co, che adora il mare perché è introspettivo. Ogni viaggio in mare ti fa pensare e trovare angoli nascosti del tuo caratte­re. E poi non concepisco il mon­do in verticale ma in orizzonta­le. La sfida non può essere per me salire e conquistare la vet­ta ma camminare o muoversi per lunghe sfide dove stare a contatto con la ricchezza della natura più incontaminata e tornare a sentirti animale. La vittoria non è il raggiungimen­to della meta fine a se stesso ma la conoscenza di sé che gio­co forza si manifesta nel dive­nire della sfida».

Parliamo di questa iniziata a febbraio 2008 dal Perù per remare nel Pacifico sino a Sydney e conclusasi poco prima di Natale senza leva­re le braccia al cielo. «Un viaggio che in teoria dove­va essere di 7500 miglia diven­tate poi per le correnti e scelte obbligate circa 9400 ovvero quasi 17500 chilometri che mi hanno fatto stare in acqua per 294 giorni. Poi, purtroppo, a un centinaio di km dalla costa au­straliana ho deciso che non mi restava che arrendermi alla forza del mare».

Perché ha alzato bandiera bianca e soprattutto come ha vissuto la rinuncia al completamento della sfida? «Ci sono momenti in cui devi arrenderti e capire che esisto­no situazioni più forti della tua volontà. Non volerlo accettare significa far sconfinare la coc­ciutaggine in stupidità. Ecco, se io, magari perché più giova­ne e alla prima esperienza, non avessi compreso questo, proba­bilmente ora non sarei qui a raccontarlo. Mi è costato tan­tissimo decidere di rinunciare all’ultimissimo tratto che mi separava dal porto australia­no ma la situazione era diven­tata insostenibile: remavo di giorno e di notte, mentre dor­mivo, la corrente mi riportava indietro. Ma soprattutto stava­no per scatenarsi i monsoni. Non l’avrei scampata. Allora ho deciso insieme a mia moglie che era giusto dire basta. Ho pianto, pianto tantissimo, non mi vergogno a dirlo. Ma ho fat­to la cosa giusta. In mare co­munque si piange sovente, a me capitava anche per la gran­de nostalgia di Francesca, spo­sata poco prima di partire. A 60 miglia dall’arrivo ho capito che non esistono supereroi».

Quasi un anno in mare da solo. C’è il tempo per pensa­re a tutta la vita vissuta... «In realtà ero da solo soltanto sotto l’aspetto fisico. Grazie al telefono satellitare sentivo mia moglie Francesca tre volte al giorno: mi ha seguito come coordinatrice di questo viaggio. Poi, via sms, ero in contatto con il meteorologo e il tattico per conoscere le previsioni del tem­po e le migliori rotte da sceglie­re. E poi la mia è stata una tra­versata in solitaria per modo di dire. Grazie alla strumenta­zione di bordo che comprende­va anche un computer ho rice­vuto in tutto la cifra straordi­naria di 30 mila sms da tutto il mondo. Tantissimi fan che mi hanno seguito e sostenuto, fat­to compagnia e incoraggiato. Tra i tanti voglio ricordare la redazione di Caterpillar, la tra­smissione di RadioDue che non mi ha mai lasciato solo». E gli animali le hanno fatto compagnia? «Il primo incontro, dopo 4 me­si, con un gruppo di delfini che ho avvistato poco prima di ar­rivare in Polinesia. Poi balene di tutti i tipi. Ricordo due bale­notteri che si sono messi a fare la lotta proprio sotto la mia barca ed ero un po’ preoccupa­to. Squali pochissimi, solo uno pericoloso ma è stato abba­stanza lontano. L’emozione più grande l’ho provata con tre or­che: fantastiche. Il maschio era grandissimo, quando era a pe­lo d’acqua si vedeva la sua enorme pinna nera di quasi un metro e mezzo che sembrava una falce. Hanno qualcosa di maestoso. Non si sono mimi­namente curati del sottoscritto e della mia barca. Quasi aves­sero raggiunto un equilibrio in­teriore così perfetto per cui tut­to ciò che si muove intorno a loro non interessa. Buffi invece gli uccelli. Alcuni stavano sul­la barca alcuni giorni e io scherzavo fingendo di parlare con loro».

La notizia che l’ha emozio­nata di più tra le onde? «La vittoria di Obama. Ma ascoltavo con attenzione le no­tizie sportive, come i Giochi di Pechino. Amo lo sport e sono un simpatizzante juventino». Si è mai rovesciata la barca? «Sei volte e spesso per colpa mia. Il mare ti inganna, quan­do sei convinto di averlo sotto controllo ti prende alle spalle. Nell’ultimissima parte del viaggio si è rovesciata col por­tellone aperto per cui ho rovi­nato gran parte della strumen­tazione». Com’è la notte in mare? «Con le stelle ben visibili ho ca­pito con assoluta certezza che non sono lì per caso. C’è un or­dine preciso che governa il co­smo. E’ tutto perfetto». Si è scritto che sarebbe sta­to salvato da sua moglie che ha lanciato un sos perché era in stato confusionale. Come mai queste bugie? «Tutta colpa di una agenzia australiana tradotta male. Co­munque io la mia sfida l’ho vinta: non ho mai perso di vista la cosa più importante, la vita».
Marco Bo

 

 

 

November 21

FILETTI DI BACCALA' AL FORNO

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Ed ecco che durante una conversazione di lavoro L'amico Filippo mi ha fatto omaggio di una sua ricetta .

FILETTI DI BACCALA’ AL FORNO

 

INGREDIENTI PER DUE PERSONE

500 GR.  DI FILETTI DI BACCALA’

1 POMODORO PER INSALATA

2 PATATE

CAPPERI ED OLIVE BIANCHE SGUSCIATE  Q.B.

POCO PEPERONCINO  IN POLVERE ED OLIO Q.B.

VINO BIANCO

 

PREPARAZIONE

 

METTERE UN VELO DI OLIO SULLA TEGLIA ED ADAGIARLI SOPRA  UNIFORMEMENTE  I FILETTI DI BACCALA’ .

SUCCESSIVAMENTE COPRIRE I FILETTI CON LE PATATE  TAGLIATE SOTTILISSIME DI FORMA TONDA. I POMODORI I CAPPERI E LE OLIVE.

PER CONCLUDERE , AGGIUNGERE POCO PEPERONCINO IN POLVERE ED UNA SPRUZZATINA DI OLIO E VINO BIANCO.

BUON APPETITO

 

 

November 09

CALAMARI RIPIENI

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Ingredienti (per 4 persone): 1 chilo di calamari; 200 gr di pangrattato; 50 gr. di parmigiano grattugiato; due cucchiai di uva passa; due cucchiai di pinoli; olio extra vergine d'oliva; prezzemolo; sale e pepe.

 

Preparazione: lavare molto accuratamente i calamari, togliere i tentacoli e soffriggerli in padella con un po' d'olio. Appena cotti, togliere la padella dal fuoco e aggiungere il pangrattato, il parmigiano, l'uvetta precedentemente ammollata, i pinoli, sale e pepe q.b. Amalgamare bene il tutto e riempire i calamari. Indi cucire l'imboccatura, disporli su una teglia con un po' d'olio e cuocerli in forno a 180° per 30 minuti circa. In alternativa si possono cuocere alla brace, avendo l'accortezza però di porli a una certa altezza dal fuoco. Servire caldi spolverati di prezzemolo tritato.

 

Vino consigliato: Mandrarossa Grecanico

 

Fonte: ansa

 

AL VIA DALLA FRANCIA IL VENDÉE GLOBE, GIRO DEL MONDO IN SOLITARIA

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La metà della flotta, trenta barche, non concluderà la regata. Statistiche, altro che vento del pessimismo. Perché per il Vendée Globe, giro del mondo a vela in solitario e senza scali, 6ª edizione, si salpa oggi da Les Sables d’Olonne, golfo di Biscaglia, senza sapere quando, e se, si torna. «Passeggera clandestina», chiamano la paura i capitani coraggiosi (17 francesi, 7 inglesi tra cui due donne, Dee Caffari e Samantha Davies, 2 svizzeri, uno spagnolo, un austriaco, un canadese e un americano) che hanno scelto questo viaggio dentro se stessi lungo 45 mila chilometri, la prova estrema della grande vela oceanica, tre mesi al timone parlando con la barca per non impazzire.

Un team di specialisti, medici e psicologi, assisterà i concorrenti da terra via radio. Ma a nulla servirono i loro sforzi, nel 2001, per risollevare dallo stato di prostrazione psicologica la giovane Ellen Mac Arthur, che l’Inghilterra adottò dopo averla sentita singhiozzare in diretta sulla Bbc e che solo i genitori, in collegamento dalla casa nel Derbyshire, riuscirono a dissuadere dal ritiro. Il corso di sopravvivenza pre-regata è obbligatorio. L’assicurazione sulla vita, caldamente consigliata. Il rischio è dietro ogni onda. Nel ’96 Pete Goss trasse in salvo il rivale Raphaël Dinelli, alla deriva sul gommone di salvataggio nel terribile Oceano Indiano, e in quell’edizione maledetta il canadese Gerry Roufs sparì nel nulla, inghiottito dal Pacifico del Sud, che sei mesi dopo sputò gli avanzi della sua barca sulle coste del Cile. Bertrand de Broc, infortunato, si ricucì la lingua seguendo le istruzioni del dottore. Rambo, in confronto, era un pivello.

Salpare per il Vendée, significa buttarsi con un paracadute bucato. Può andar bene, oppure no. «E se sopravvivi, diventi un amuleto ambulante» scherza ma non troppo Vincent Riou, recidivo (seconda Vendée) e campione in carica, stella dello squadrone francese che vivrà l’evento con la passione di un Mondiale di calcio, l’uomo che sussurra alle vele e che punta ad abbassare il record: mettersi il mare in tasca in meno di 80 giorni (il primato, che gli appartiene dal 2005, è di 87 giorni, 10 ore, 47’55’’), alla faccia del buon senso e della fantasia di Jules Verne. La sfida è tecnica, fisica e psicologica. L’assenza di scali ne aumenta il coefficiente di difficoltà: se l’affidabilità dello scafo è già un’incognita, la solidità mentale dei solitari nei Quaranta ruggenti e nei Cinquanta urlanti, navigando tra il 40˚ e il 50˚ parallelo dell’Emisfero Sud e doppiando i tre Capi (Buona Speranza, Leeuwin, Horn), sarà la variabile sulla quale costruire un’avventura indimenticabile o un viaggio senza ritorno. «Laggiù non c’è sole, il mare è grigio, fa freddo, il vento soffia a 60 kmall’ora e le onde possono raggiungere otto metri d’altezza - ricorda Isabelle Autissier, leggenda francese di una vela che non esiste più ma che conserva ottima memoria -. Laggiù ti senti lontanissimo dal resto del genere umano. Il Vendée è come guardare in faccia un fantasma per cento giorni. L’equilibrio è fondamentale».

Loïck Peyron, il più giovane della dinastia di fratelli velisti, non si terrà tutto dentro: «Il terzo giorno di regata comincio a confidarmi con il mio scafo e non mi fermo più». Dee Caffari studierà il francese: «Al mio ritorno desidero parlarlo perfettamente». C’è chi ha imbarcato, in una cambusa prevalentemente di cibi liofilizzati per non appesantire troppo la barca, orsetti di peluche, foto dei figli, sciroppo di menta per mascherare il gusto dell’acqua desalinizzata, resistenze elettriche da usare tra gli iceberg, l’iPod, la Bibbia. Gonfiare le vele di fede, oltre che di vento, scalda l’anima. E, forse, anche un po’ le mani.

Fonte:  www.corriere.it

 
 
October 26

SPAGHETTI AL NERO DI SEPPIA

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Ingredienti (per 4 persone): 400 gr di spaghetti; una grossa seppia; 3 spicchi d'aglio; un cucchiaio di estratto di pomodoro; olio extra vergine d'oliva, vino bianco, sale e pepe.

 

Preparazione: Togliere la sacca con il nero dalla seppia e pulire bene quest'ultima. In un tegame con due cucchiai d'olio fare soffriggere gli spicchi d'aglio, aggiungere la seppia e i tentacoli tagliati a pezzettini. Fare insaporire e, dopo avere tolto l'aglio, spruzzare con un po' di vino bianco e lasciare sfumare. Aggiungere il concentrato di pomodoro diluito in mezzo bicchiere d'acqua, sale e pepe e fare insaporire per dieci minuti a fuoco dolce. Quindi versare la sacca, che si romperà da sola, e continuare la cottura finché il sugo avrà raggiunto una certa consistenza. Cuocere gli spaghetti al dente, scolarli, versarli nel tegame con il sugo e maneggiare. Servire caldo.

 

Vino consigliato: CHARDONNAY 2006 SICILIA IGT GRADI 14% PLANETA

 

October 25

ENERGIA RINNOVABILE NELLO STRETTO DI MESSINA

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Energia rinnovabile: aria, acqua, terra e fuoco. Dopo il fallimento dell'eolico, i Paesi che stanno investendo tantissimo sulle risorse della cosiddetta "energia pulita" lo fanno principalmente sull'idroelettrico e sul solare.

Ma c'è un tipo di energia, quella marina, che è ancora in fase embrionale ma potrebbe dare grandi risultati.

L'acqua marina ha un moto che può essere sempre della stessa direzione (come nei fiumi o nel caso delle correnti marine permanenti) oppure può cambiare direzione come accade nel caso delle correnti di marea, e come accade anche nello Stretto di Messina a causa della rema montante e della rema scendente.

Esistono alcune sperimentazioni scientifiche per trarre energia con le turbine dal mare, e sono quelle sperimentate in Portogallo, Galles e Scozia.

Ma c'è anche un esperimento, il Sea Power, che è l'esperimento pilota del progetto Fri-el Green Power dell'omonima azienda di Bolzano attiva nella produzione di energia rinnovabile, che lunedì avrà come palcoscenico lo Stretto di Messina.

Il progetto è finanziato, in parte, dalla Regione del Trentino Alto Adige e prevede la messa in acqua di una piccola imbarcazione che si porta dietro un grande numero di boe che, tramite dei tubi, sostengono alcune turbine che producono energia.

La struttura che verrà installata nelle acque dello Stretto è un prototipo da 500 kilowatt, sperimentata eccezionalmente nel Mediterraneo, visto che il grosso del progetto si materializzerà nelle acque oceaniche che garantiscono una maggiore produzione energetica.

Sea Power è un sistema per la produzione di energia elettrica pulita che sfrutta il moto naturale dell'acqua.

Il sistema completo è composto da una struttura galleggiante (portone o nave) e da varie turbine ad asse orizzontale; queste sono posizionate lungo un tubo orizzontale snodabile e modulare (denominato “filare”) ad intervalli regolari. Il tubo funge anche da albero di trasmissione del moto che trasferisce la potenza catturata dall’acqua al generatore elettrico che, a sua volta, la trasforma in energia elettrica.

Le turbine, che vengono fatte girare dalle correnti sono allineate a distanza opportuna le une dalle altre. Tutte le turbine sono collegate ad un unico albero comune. Ogni fila forma una linea fluidica ed è collegata ai generatori elettrici situati a bordo della struttura galleggiante, a propria volta ancorata al fondale. In tal modo tutte le componenti elettriche vengono a trovarsi sopra il pelo libero dell’acqua permettendo all’intero sistema di allinearsi a seconda della direzione della corrente.

Le strutture galleggianti, ovvero i pontoni e le navi, sono disposte in gruppi di diverse decine, formando delle vere e proprie flotte impiegate nella produzione energetica.

L'energia elettrica prodotta viene immessa direttamente nel sistema elettrico del Paese attraverso un cavo sottomarino che collega le singole strutture galleggianti alla rete elettrica della terra ferma.

Studi numerici e varie indagini sperimentali svolti su diversi modelli in scala presso la galleria del vento del Dipartimento di Ingegneria Aerospaziale e nella vasca navale del Dipartimento di Ingegneria Navale dell’Università di Napoli “Federico II” hanno permesso l’ottimizzazione delle prestazioni e la messa a punto della configurazione ideale per massimizzare l’energia prodotta. È in fase avanzata la progettazione di un prototipo da 500 kW che sarà installato e testato nello Stretto di Messina, dove la corrente raggiunge punte di 2.5 m/s. Il prototipo sarà costituito da una nave e da 4 filari allineati, ognuno dei quali avrà 5 turbine dal diametro di 4 metri per un totale di 20 turbine.

 

Fonte: www.tempostretto.it

October 18

EOLIE: LA ROTTA DEL CAPPERO E DELLA MALVASIA

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Al via anche quest'anno la XVII edizione  della regata velica  organizzata in collaborazione con l’associazione pro loco delle Isole Eolie denominata La rotta del cappero e della malvasia. La manifestazione sportiva è in programma sabato 18 Ottobre. La partenza è da Portorosa, vincerà chi arriverà per primo sull'isola di Vulcano. La premiazione sarà alle 19 a Lipari. Per l'occasione, nella piazzetta di Marina Corta , la Pro Loco di Lipari organizzerà un buffet, curato da Slow Food, in cui si potranno degustare alcuni dei Presìdi siciliani, come i salumi di Suino nero ed alcuni formaggi fra i più rappresentativi della tradizione del territorio dei Nebrodi. Il buffet sarà completato da alcuni sottoli di lavorazione artigianale di pesce azzurro. Ci sarà inoltre la possibilità di degustare oltre ad una classica insalata eoliana, anche una pasta all’eoliana. Tutte le pietanze saranno accompagnate da preziosi vini della casa vinicola Cottanera. A chiusura del percorso degustativo si potranno assaggiare i famosi Nacatula, dolci tipici di Lipari. La serata continuerà con la premiazione delle barche vincenti sul palco allestito per l’occasione.  Il tutto sarà allietato dallo spettacolo dei Cantori Popolari delle isole Eolie che si esibiranno intorno alle ore 21,30

 

 

 

 
October 12

STRORIA: L'ISTITUTO NAUTICO DI PALERMO

scuolaL'Istituto Tecnico Nautico vanta una lunga tradizione storica. Venne ufficialmente fondato nel 1789 - anni importanti per la storia europea - da Monsignor Gioeni dei duchi d'Angiò, acuto conoscitore dei problemi della Sicilia e generosissimo benefattore.


Il prelato, consapevole dell'importanza economica dell'isola per la sua centralità nel Mediterraneo, aveva riconosciuto l'assoluta incapacità dei comandanti dei bastimenti mercantili nella gestione del commercio loro affidato: questi "non sapevano né leggere né scrivere e sconoscevano la scienza della navigazione". Ciò portava gli stessi negozianti siciliani a noleggiare bastimenti stranieri.
Monsignor Gioeni decise quindi di fondare a Palermo un Seminario nautico "capace di fornire alla città e alla Sicilia, gente di mare adeguata".La prima sede del Nautico fu un edificio all'Acquasanta, di proprietà dello stesso Gioeni, dalla strana forma di nave, ancora oggi esistente.

Il Seminario inizialmente accolse a convitto 12 alunni paganti e 12 alunni ammessi gratuitamente, tra i 12 e i 18 anni, che dovevano aver già navigato almeno due anni: "veniva infatti applicato il principio inglese che la pratica di mare dovesse precedere la teoria della navigazione".
Monsignor Gioeni che in seguito chiese ed ottenne dal Re dei finanziamenti, per quello che sarebbe diventato il Real Seminario Nautico, affidò la direzione dell'Istituto all'Ufficiale della Real Marina Giovanni Fileti e la tutela amministrativa a Don Pietro Lanza di Trabia col titolo di Deputato Unico.

Alla morte del prelato (1798) la direzione rimase al principe di Trabia.
Nel 1792 l'Istituto, in cui il numero degli alunni era notevolmente aumentato, fu trasferito nell'ex Convento dei Padri mercedari al Molo.

 In questi locali ... venne educata la gioventù che creò la grande marina mercantile siciliana, le cui bandiere corsero i mari,..e i cui capitani furono noti in tutto il mondo per perizia e coraggio".
Il Collegio Nautico divenne in breve il centro degli studi nautici dell'isola: collaborò alla costruzione delle prime navi mercantili, rettificò la Carta piana del Mediterraneo, introdusse in Sìcilia la fabbricazione, riparazione e regolazione di strumenti nautici; gli stessi alunni scrissero un piccolo trattato di navigazione: "Compendio di navigazione per uso della marina mercantile", perché le altre scuole fondate dal Real Seminario a Cefalù, Messina e Trapani potessero utilizzarlo. All'interno dell'Istituto fu creato nei primi anni dell'Ottocento, un osservatorio astronomico; venne istituita prima al Molo e poi alla Kala, una scuola pratica di navigazione in seguito obbligatoria per il conseguimento della patente nautica.

Alla morte di Don Pietro Lanza la direzione fu assunta dal figlio Don Giuseppe Lanza, mentre Michele Fileti succedeva al padre nella direzione dell'Istituto.

Tra il 1865 e il 1866 il Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio, da cui il Seminario dipendeva, emanò alcuni decreti di riforma dell'istruzione tecnica. In questo periodo il seicentesco edificio fu ristrutturato, ampliato e attrezzato con nuovi gabinetti scientifici, con un nuovo albero di manovra nel cortile e una officina meccanica.

Nel 1887, come tutti gli altri Istituti Nautici del Regno anche il Nautico di Palermo passò alle dipendenze del Ministero della Pubblica Istruzione. Vennero introdotti nuovi programmi e moderni macchinari che adeguarono l'istruzione, professionale al progresso tecnologico, semplificando così l'inserimento degli alunni nel mondo del lavoro. A circa un secolo dalla sua fondazione, l'Istituto aveva diplomato 800 capitani di lungo corso, 300 capitani di navi a vapore e 200 macchinisti". Fondamentale é stato l'apporto dato dall'Istituto Tecnico Nautico "Gioeni-Trabia", dal nome dei suoi benefattori, alla grande epopea dei Florio I bombardamenti durante la II guerra mondiale danneggiarono gravemente la sede dell'Istituto che venne trasferito in un villino di abitazione "Villino inglese" in via Villafranca. Sede impropria per un Istituto Nautico che nel 1952 ebbe sede ìn via Quinta Casa, dei Gesuiti al Molo, un ex Convento adattato a Befotrofio. Solo dal 1964 l'Istituto Tecnico Nautico occupa la sede di Piazza Santo Spirito che a tal uso é stato progettato dagli architetti A. Bonafede, P Gagliardo, G. Spatrisano e V. Ziino, nell’area dell’ex ospedale di San Bartolomeo.

 

 

 

 

 

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